I siti Unesco in Campania: 10 meraviglie tutte da scoprire

L’Italia è uno dei Paesi che detiene il maggiore numero di siti appartenenti al patrimonio mondiale Unesco. Sono ben 53 i beni dichiarati patrimonio materiale e 8 appartenenti al patrimonio immateriale.


Complessivamente sono 10 i siti Unesco in Campania. La lista include 6 luoghi e 4 beni immateriali. I luoghi si trovano in aree molto vaste della regione, comprendendo al loro interno diversi siti archeologici, ville, chiese, complessi monumentali.  Scopriamo insieme l’elenco completo dei siti riconosciuti patrimonio Unesco in Campania.

Il Centro storico di Napoli

Il Centro storico di Napoli ricopre un’area di ben 17 chilometri quadrati, quasi il 15% dell’intera superficie urbana. Tali dimensioni lo rendono il centro storico più grande d’Europa.

Diviso in due parti dalla strada detta Spaccanapoli, rappresenta il nucleo più antico della città. Numerosi sono i quartieri racchiusi nell’area: Avvocata, Montecalvario, San Giuseppe, Porto, Pendino, Mercato Stella, San Carlo all’Arena, Chiaia, San Ferdinando, San Lorenzo Vicaria e le zone collinari del Vomero e Posillipo. Il Centro Storico di Napoli è stato il primo sito in Campania ad essere inserito nell’elenco dei beni Unesco da tutelare (1995).

Tra le motivazioni si fa riferimento al

“grande valore del tessuto urbano, degli edifici e delle strade che testimoniano una storia millenaria ricca di eventi, rendendo la città crocevia di popoli e culture di tutta Europa.”

L’elenco dei luoghi da vedere è lunghissimo, solo nella zona dei Decumani sono presenti oltre 200 tra chiese, obelischi, musei, catacombe, percorsi sotterranei e castelli. 

Costiera Amalfitana

Il tratto di strada che costeggia il golfo di Salerno e che va da Vietri sul Mare a Positano è conosciuto come Costiera Amalfitana.  Deve il suo nome alla città di Amalfi, nucleo centrale della costiera dal punto di vista storico e geografico e comprende 13 comuni  della provincia di Salerno: oltre alla stessa Amalfi, Strani, Cetara, Conca dei Marini, Furore, Maiori, Minori, Positano, Praiano, Ravello, Scala, Tramonti e Vietri sul Mare. 

La bellezza del suo paesaggio mediterraneo hanno reso la Costiera Amalfitana una delle mete preferite dalle celebrità di tutto il mondo: qui scoppiò la passione tra Roberto Rossellini e Ingrid Bergman, il ballerino Rudolf Nurayev scelse l’isolotto di Li Galli come buen ritiro, Jacqueline Kennedy trascorse in Costiera una delle prime estati da first lady. 

Ogni comune si differenzia dall’altro ma vi è una caratteristica che li accomuna, ovvero la presenza di testimonianze storico-artistiche di notevole importanza: le ville romane di Minori e Positano, le torri costiere, le cattedrali romaniche, i manufatti dell’oreficeria.  A questo si aggiunge la grande varietà di prodotti tipici, su tutti il Limone Costa d’Amalfi conosciuto anche come Sfusato e le Alici di Cetara.

Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata

Luoghi unici che costituiscono una testimonianza completa della società e della vita quotidiana romana. Luoghi unici che non trovano equivalente in nessuna parte del mondo.

Con questa motivazione nel 1997 le aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata (l’antica Oplontis) entrano a far parte nei siti patrimonio mondiale dell’Unesco. Le 3 città rimasero sepolte dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.c. e successivamente divennero aree archeologiche a partire dalla seconda metà del XVIII secolo.

Nonostante il destino comune, le tre città presentavano caratteristiche diverse: Pompei era l’area commerciale, Torre Annunziata era residenza dei ceti più abbienti dell’impero romano, Ercolano era un antico luogo di villeggiatura con ville riccamente decorate.

Da non perdere: Villa dei Misteri, antica villa pompeiana dedicata al culto di Dioniso, la Casa dei Cervi, la Casa del Bicentenario e la Villa dei Papiri ad Ercolano, la Villa di Poppea a Torre Annunziata.

Il Palazzo Reale di Caserta, L’Acquedotto Vanvitelliano e il Complesso di San Leucio

Anche il Complesso Monumentale di Caserta è annoverato tra i siti Unesco in Campania per “il suo eccezionale valore universale”.

La maestosa reggia fu voluta da re Carlo di Borbone su progetto di Luigi Vanvitelli, affinché contrastasse in bellezza i palazzi reali di Madrid e Versailles. Il palazzo reale è circondato da uno splendido parco con vasche, fontane, cascate, giardini all’italiana e un pittoresco giardino inglese.

L’Acquedotto della Reggia è considerato un capolavoro per l’epoca, mentre il Complesso di San Leucio una delle seterie più apprezzate in Europa.

Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, Paestum, Velia e la Certosa di Padula

Il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano e Alburni rientra nella lista dei siti Unesco in Campania per l’importanza culturale dell’area che una volta costituiva il confine tra le colonie della Magna Grecia e le popolazioni lucane ed etrusche.

L’area naturale si estende per oltre 180.000 ettari e 80 comuni. Primo Geoparco d’Italia, comprende i siti archeologici di Velia e Paestum, antiche città di epoca classica, oltre che la Certosa di Padula, complesso barocco composto da 3 chiostri, un giardino,  un cortile e la chiesa dedicata a San Lorenzo.

Chiesa di Santa Sofia, Benevento

Benevento ospita uno dei siti Unesco in Campania che rientra nella serie “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.c.)”, ovvero la Chiesa di Santa Sofia, testimonianza della presenza dei Longobardi in Campania.

Durante la dominazione longobarda Benevento era capitale della Longobardia minor, in grado di resistere perfino all’avanzata di Carlo Magno.  Con la sua particolare forma a stella, la Chiesa di Santa Sofia è una delle testimonianze meglio conservate dell’architettura longobarda in zona. All’interno del Chiostro si trova il Museo del Sannio, dove sono conservati reperti archeologici, stampe e dipinti.

Le macchine dei Santi: i gigli di Nola

La rete delle grandi macchine a spalla è un’associazione che include 4 feste religiose italiane: la Macchina di Santa Rosa (VT), la Festa dei Gigli di Nola (NA), la Varia di Palmi (RC) e la Faradda (SS). Nel 2013 la rete è diventata patrimonio  culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco.

La festa dei Gigli di Nola si tiene ogni anno in occasione della festività patronale di San Paolino. L’evento celebra il ritorno in città di Ponzio Meropio Paolino, vescovo di Nola, a seguito della sua liberazione da parte dei barbari.
La leggenda narra che i cittadini accolsero festanti il vescovo con dei fiori, gigli per l’appunto, scortandolo fino alla sede vescovile. In memoria di questo evento, Nola celebra la sua devozione per San Paolino portando ceri addobbati su torri piramidali in legno.

Le torri, dette Gigli, sono alte 25 metri con un peso di oltre 25 quintali.

L’arte dei Pizzaioli Napoletani

A seguito di una raccolta firme aperta a tutti i cittadini del mondo, nel 2017 l’arte della pizza è diventata patrimonio immateriale in Campania.

Tra le motivazioni attribuite a questo importante riconoscimento

“la capacità della pizza di fornire alla comunità un senso di identità e continuità e di favorire il rispetto per le diversità culturali.”

Pertanto l’arte del pizzaiolo viene vista come mezzo di trasmissione del senso di italianità nel mondo.

La Dieta Mediterranea

Il regime alimentare ricco teorizzato dal fisiologo americano Ancel Keys osservando le abitudini alimentari degli abitanti del Cilento, è stato riconosciuto come patrimonio culturale immateriale dall’Unesco nel 2010.
Un vero e proprio modello nutrizionale, “un’insieme di competenze, conoscenze e pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola”. 

La Transumanza

L’antica e tradizionale pratica pastorale di migrazione stagionale del bestiame è l’ultimo riconoscimento, in ordine cronologico, che la Campania ha avuto dallUnesco.

Il riconoscimento riguarda l’Italia intera ma tra i luoghi simbolo canditati troviamo Zungoli e Lacedonia. La transumanza va tutela in quanto forte evento culturale in grado di rafforzare i legami tra chi l’ha praticata e i paesi attraversati.

Con l’iscrizione della transumanza la Campania è diventata la prima regione italiana per siti ed elementi iscritti nelle Liste dei Patrimoni culturali materiali ed immateriali.

I colori di Napoli

Diverse sono le ipotesi che spiegherebbero la provenienza e il significato dei colori della bandiera napoletana, ce ne sono tre che sono le più accreditate e le più care al popolo partenopeo.

La prima è quella secondo cui il rosso e l’oro sarebbero il simbolo del culto pagano del sole e della luna. Secondo questa tesi il loro utilizzo risalirebbe almeno ai primi secoli del cristianesimo, quando il popolo era ancora molto legato ai vecchi culti pagani.

La seconda ipotesi fa invece risalire l’origine della bandiera al 324 d.c. anno in cui l’imperatore Costantino entrò in città insieme alla madre Elena; a quanto pare i vessilli del popolo in festa avevano proprio quei colori.

Secondo la terza ipotesi, infine, con bandiere in rosso e oro si celebravano le vittorie militari di Napoli ai tempi del Ducato indipendente, tra il 755 e il 1027.

Il gonfalone della città.

L’unica certezza è che la bandiera di Napoli non è mai scomparsa del tutto. I suoi colori sono rimasti intatti a partire almeno dal 1325, anno a cui risale una pergamena dove viene rappresentato il blasone della città appunto in rosso e oro.

In araldica l’oro simboleggia il sole, rappresenta la forza, la costanza e la ricchezza; il colore rosso simboleggia il fuoco, rappresenta il valore della giustizia e dell’amor di Dio, ed è il più nobile di tutti i colori.

Il logo moderno della Città di Napoli.

Vico Giganti, tra storia e leggenda

La nostra casa Interno16HolidayHome si trova in Vico Giganti, una delle strade più antiche della città.

Stenopos della città greca di fine del VI secolo a.C. con orientamento nord-sud e su cui affacciavano diverse botteghe anche in epoca romana, alcune identificate con termopolia e caupone, per lo più caratterizzate da due ambienti comunicanti con ingresso e finestra a bocca di lupo per aria e luce con alcune che si possono ancora individuare passeggiando per il vicolo dopo 2000 anni. L’insula inclusa tra Vico Giganti e Vico Cinquesanti comprendeva anche l’aerarium, il luogo dove si amministravano i beni dello Stato e della città e si conservavano i soldi con cui i cittadini pagavano le tasse.

E’ noto agli storici per due ragioni. La prima, per aver dato alloggio dal 21 gennaio 1552 ai primi Gesuiti venuti a fondare a Napoli, ad appena 11 anni dalla nascita della loro Compagnia, un collegio. L’altra ragione è legata al filosofo Giambattista Vico che qui ha vissuto e studiato dal 1669.

Incerta invece è l’origine del nome Giganti che la strada conserva da più di 500 anni. Alcuni affermano che qui ci fossero delle statue di grosse proporzioni probabilmente vestigia dell’antico foro romano individuabile oggi nella vicinissima Piazza San Gaetano. Altri invece ritengono che il toponimo Giganti fosse in riferimento appunto ai Gesuiti.

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La Bella ‘Mbriana: lo spirito buono della casa napoletana

La bella ‘mbriana, per il popolo napoletano rappresenta lo spirito della casa, buon angelo del focolare e portatrice di fortunati eventi.
La derivazione etimologica proviene dal latino meridiana e quindi allude ad uno spirito che compare nelle ore più luminose del giorno o che si intravede alla controra, ossia nel primo pomeriggio.

In alternativa da meridiana potrebbe derivare il termine mariana che indica l’ombra quasi a rappresentare un’ombra sotto cui ripararsi o altresì il significato etereo dell’essere. A testimonianza dell’affetto dei napoletani verso questa figura, è molto comune a Napoli il cognome Imbriani derivante, appunto, da ‘Mbriana.

La bella ‘mbriana è una creatura misteriosa, una presenza gentile e benevola, che gli anziani credono dimori in maniera fissa in un’abitazione, posta da lei sotto la sua protezione.
E’ difficile descrivere il suo aspetto poiché ella appare solo per un qualche istante magari accanto ad una tenda mossa dal vento o nel riflesso di una finestra, o in un angolo buio della casa e si tratta sempre di apparizioni troppo fugaci perché si possa affermare di averla vista.
Invisibile, impalpabile ma presente, lei c’è e sarebbe secondo la tradizione di aspetto piacente, ben vestita, al punto che molti la descrivono come una donna molto bella, una giovane donna dal viso dolce e sereno, una figura chiara e solare ed è paragonata alle fate dei bambini.

La leggenda narra che quando uno sguardo umano la sfiori si tramuterebbe in farfalla o in un geco, l’animaletto simile ad una lucertola che, nelle sere d’estate, dà la caccia agli insetti vicino alle lampade; per il suo legame con questa fata capricciosa, i napoletani considerano il geco un portafortuna e si guardano bene dal cacciarlo via o dal disturbarlo.

La bella ‘mbriana regna, controlla e consiglia gli abitanti della casa e pare gradisca molto l’ordine e la pulizia e per questo una casa trascurata la renderebbe irascibile. Nel passato quando si decideva per un trasloco, si cercava di parlarne fuori casa, in modo da non farle sapere nulla, per non attirarsi le sue ire. 
Viene invocata in tutte le situazioni difficili che compromettono la serenità familiare. In genere si tratta di uno spirito buono, ma attenzione a non offendere mai la bella ‘mbriana perché potrebbe addirittura provocare la morte di uno dei familiari.

Un tempo, si metteva a tavola un posto in più e comunque in casa doveva esserci una sedia in più per lei per ospitarla e farla riposare in qualsiasi momento. Se tutte le sedie fossero occupate la bella ‘mbriana potrebbe andare via con tutte le sciagure derivanti dalla mancata ospitalità.
Se si ristruttura l’appartamento si può offendere e si può essere colpiti per ripicca dalla morte di un caro. Un proverbio, al proposito, recita: “Casa accunciata morte apparecchiata”(casa ristrutturata morte preparats).

Ancora oggi le persone più anziane, quelle del popolo, in segno di rispetto, ogni qualvolta entrano o escono dalla propria casa le rivolgono un saluto, un ossequio, talvolta dicendo ad alta voce: “Buonasera, bella ‘mbriana mia”.

La bella ‘mbriana, quale elemento tipico della cultura napoletana, è citata in ambito letterario e musicale. Tra le citazioni letterarie si annoverano quelle di Giambattista Basile, letterato napoletano dell’epoca barocca, di Giuseppe Pitrè, nella sua opera Curiosità popolari tradizionali del 1890, e di Carlo Tito Dalbono, Giovanni Emanuele Bidera, Gaetano Amalfi e Matilde Serao.

Inoltre, il cantautore Pino Daniele le ha dedicato un album, Bella ‘mbriana, e una canzone.

Visitare gli scavi archeologici di Pompei, Ercolano, Stabia e i Campi Flegrei

Circa duemila anni fa un’eruzione del vulcano di Napoli mise fine a quattro città romane, tra cui la famosissima Pompei. L’intensa emozione che si prova a visitare la zona è fatta di rispetto verso la forza immane della natura, ma anche di intima confidenza con la civiltà di allora.

Anche se Napoli è una città vulcanica – non soltanto in termini geologici, ma anche di carattere – visitando il suo vulcano non dovete mai preoccuparvi troppo. Se il Vesuvio dovesse cominciare a eruttare – come ha fatto molte volte da quell’anno 79 in cui distrusse e seppellì le città romane di PompeiErcolano e Stabia – vi potreste mettere al sicuro in tempo, perché questo è forse il vulcano tenuto sotto più stretto controllo al mondo. Ci sono piani di avvertimento, e di eventuale evacuazione delle popolazioni residenti. Vi rimane il senso del brivido di camminare sulla groppa di una specie di gigantesco animale vivo, oggi dormiente ma vivo, in una qualità di rapporto con l’onnipotenza della natura, molto più grande di noi, che non è facile descrivere a parole.

Il Vesuvio

Scalare il Vesuvio non è una vera avventura. Anzi, non è nemmeno una vera scalata, perché vi potete avvicinare in autobus – anche in una mezz’ora dagli scavi di Pompei o Ercolano, se è dalle città romane che parte la vostra visita della zona – e semplicemente camminare in salita fino alla vetta. Lo spettacolo del cratere, enorme e un po’ minaccioso anche ora che è quieto, sarà già di per sé una buona ragione per avervi convinto, ma la vera meraviglia è un’altra: la vista panoramica del Golfo di Napoli e della città sul mare. È come dominare il golfo da un aereo a bassa quota o da un elicottero. Impagabile.

Una passeggiata – vista golfo – sulla cima del vulcano, nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio.

Vi trovate nel Parco Nazionale del Vesuvio, costituito una ventina d’anni fa: dovete mettere in conto il costo di un biglietto d’ingresso, ma in compenso avete la sicurezza di trovarvi in un paesaggio assistito. È segnalato chiarissimo dove è meglio che non vi avventuriate, e il sentiero principale che porta al cratere (di sentieri nel Parco ce ne sono altri, non tutti così facili da percorrere) è comodo e ben delimitato.

A proposito di natura, riconoscete le ginestre che contrastano con il paesaggio aspro e gli danni segni di vita? Il loro periodo di fioritura – improvvise macchie di un particolare giallo, nette sul terreno arido – è la primavera-estate.

Veduta di antichità romane agli scavi di Pompei. Sullo sfondo: il Vesuvio.

Gli scavi di Pompei

Pompei – o, se volessimo usare il nome latino antico, Pompeii – è oggi una zona di scavi aperti al pubblico fra le più vaste al mondo, riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio dell’umanità. Quanto a importanza, poi, è assolutamente unica nell’avere conservato un’intera città romana nella sua vita di tutti i giorni, interrotta d’improvviso e rimasta come imbalsamata in un gigantesco plastico su scala urbana.
Se volete essere metodici nella vostra visita a Pompei, potete cominciare la visita dal museo, subito commuovendovi a vedere le figure umane degli abitanti sorpresi dall’eruzione. Sembrano persone vere, ma sono semplicemente i calchi – ricavati dagli archeologi versando gesso in certe cavità dove si intuiva la presenza di ossa umane – di persone rimaste intrappolate dalla pioggia di cenere eruttata dal Vesuvio. Nei secoli lo strato di cenere si è solidificato, i corpi si sono dissolti, e la cavità delle loro forme è rimasta. Pare di poter dialogare con persone di duemila anni fa, e non è un modo di dire.

Calchi di un gruppo di vittime pompeiane dell’eruzione del 79 d.C.

Invece che su quello della solidarietà umana, siete impressionati sul lato storico-artistico quando visitate le abitazioni dei pompeiani antichi, come la Casa del Fauno, quella dei Vettii o quella degli Amorini Dorati, che prendono nome dal soggetto dominante dei loro straordinari affreschi o da quello dei proprietari. Prima ancora di arrivare alle abitazioni, è probabile passeggiate per gli spazi pubblici della città antica: la Basilica dove si rendeva giustizia, il Foro dove ci si ritrovava, i templi dove si veneravano gli dei e perfino il Lupanare – che in italiano corrente chiameremmo il bordello – con le sue pitture vietate ai minori. Ciò che comunque dappertutto impressiona sono le tre dimensioni: scordatevi degli scavi archeologici che trovate altrove in tutta Europa, con i loro resti di muretti ricostruiti, alti al massimo un metro. A Pompei le case sono ancora alte esattamente come nell’anno 79. Unico è dire poco.​

1: Interni di una domus romana conservata a Pompei, con ricchi mosaici sul pavimento
2: Parete affrescata all’interno di una domus di Pompei

Nella quiete maestosa dell’anfiteatro – con l’erba a prato che ora colonizza le gradinate, da dove gli antichi pompeiani assistevano a lotte armate fra gladiatori – vi potrebbe venire in mente il concerto Live at Pompeii dei Pink Floyd. Non è possibile vi ricordiate di esserci stati di persona, però, perché quello spettacolo non aveva pubblico… È stato soltanto una registrazione privata. Il leader del gruppo, David Gilmour, è tornato qui qualche anno fa per tenere invece un concerto vero, unico spettacolo nell’anfiteatro di Pompei negli ultimi diciannove secoli. Più delle memorie rock, in ogni caso, è significativo il dato storico che questo di Pompei sembra essere stato il più antico anfiteatro stabile mai costruito in età romana, tanto importante e ricca la città doveva essere.

Veduta dall’alto degli scavi archeologici di Ercolano.

Gli scavi di Ercolano

Sempre sotto il Vesuvio, ma una ventina di chilometri più a ovest e molto più vicina a Napoli, trovate gli scavi della romana Herculaneum, meno estesi ma altrettanto impressionanti, e come integrati nell’abitato della Ercolano odierna. Ci sarebbe ancora moltissimo da scavare attorno, se nella zona di interesse archeologico non ci fossero, ovviamente in perfetta legittimità, anche le case degli abitanti di oggi. Qui la qualità della percezione tridimensionale è perfino più clamorosa che a Pompei: sui lastricati stradali si cammina come in qualsiasi altra strada non archeologica, le abitazioni di duemila anni fa – particolarmente notevoli le Case dell’Albergo, dell’Atrio a Mosaico e dei Cervi – sembrano costruite ieri, e sculture e affreschi vi vengono incontro del tutto naturalmente, in forme e colori vividi. Datevi un pizzicotto per svegliarvi: non state sognando, e non è una ricostruzione alla Disneyland. È tutto vero.

Figure affrescate provenienti dagli scavi dell’antica Stabia

Gli scavi di Stabia

Potete visitare anche quanto rimane di Stabiæ, che è viceversa più a sud di Pompei e che ha avuto una storia differente. L’abitato è stato ripopolato non molto dopo l’eruzione dell’anno 79, e oggi la zona degli scavi si trova isolata in mezzo al moderno abitato di Castellamare di Stabia. Sono tornate alla luce cinque residenze dell’antica città romana: Villa Arianna e Villa San MarcoVilla Petraro e Villa Carmiano, reinterrate, e il cosiddetto “Secondo complesso”. Villa San Marco fu costruita nella prima epoca imperiale e rimaneggiata in età claudia: l’accesso, oggi dalla zona delle terme, conduce ai tre ambienti del “calidarium”, “tepidarium” e “frigidarium”, da cui si passa al giardino porticato con piscina. Qui è come se mancasse il contesto, ma le abitazioni, le sofisticate murature, le pavimentazioni a mosaico e soprattutto gli affreschi antichi romani sono della stessa qualità di quelli di Pompei e di Ercolano. Se avete il gusto del dettaglio invece che quello dell’insieme, anche Stabia è da non perdere.

I Campi Flegrei

Il gigantesco cono del Vesuvio domina tutta la zona di Napoli, ma non è certamente l’unica presenza vulcanica attorno alla città. Con i trasporti pubblici potete raggiungere da Napoli i Campi Flegrei, una zona subito a ovest del capoluogo verso Pozzuoli e le isole di Procida e Ischia, dove le attività vulcaniche vi appaiono minori per dimensioni, eppure altrettanto evidenti e perfino più spettacolari.

Il Vesuvio non ha più – come aveva fino all’eruzione del 1944 – un pennacchio di fumo continuo ben visibile in uscita verso il cielo. Qui, invece, dal cratere della Solfatara escono ancora oggi praticamente continue fumarole di anidride solforosa e getti di fango bollente. Detto fra parentesi, è qui che sono state girate le inquadrature vulcaniche del video di Live at Pompeii

Vista delle fumarole della Solfatara di Pozzuoli.

Le fumarole non sono geyser, come vi verrebbe fatto di pensare, ma ci vanno molto vicino. Rispettate le indicazioni e non entrate nelle zone recintate: i fumi di zolfo, anche se non sono affatto velenosi, possono dare stordimento ad avvicinarsi troppo. La Solfatara è infatti in stato quiescente ma ancora piuttosto attiva, e non è che uno dei quaranta vulcani e vulcanetti che costituiscono i Campi Flegrei.
Nel grande cratere spento degli Astroni, che è ora oasi naturalistica gestita dal World Wildlife Fund, potete fare visite guidate o tranquille passeggiate nel verde attorno a piccoli laghi, anziché tra fumi sulfurei, e in zona ci sono naturalmente anche sorgenti di acqua termale come quelle di Agnano. Le famose terme nell’isola di Ischia appartengono anche loro al sistema vulcanico dei Campi Flegrei.
Il movimento del terreno sotto di voi è troppo lento perché un essere umano possa rendersene conto, ma le misurazioni testimoniamo di un continuo impercettibile alzarsi e abbassarsi dei Campi Flegrei rispetto al livello del mare. La parola scientifica per questo fenomeno è bradisismo, e anche questo è un fenomeno vulcanico. Il tempio di Serapide a Pozzuoli, che ha più o meno duemila anni e che è evidentemente più in basso della città attorno, ne è un esempio storico evidente.

Gli scavi di Baia

A confermare le vite parallele fra attività vulcaniche e civiltà antiche, fanno parte dei Campi Flegrei i resti archeologici della romana Baiæ, a sud di Pozzuoli. Trovate i cosiddetti templi di Diana e di Venere nel villaggio di oggi, accanto al piccolo porto sul Golfo di Napoli, e non vi stupisce troppo scoprire che si trattava in realtà di edifici termali, così importanti che soltanto la cupola del Pantheon di Roma era più grande di queste.
Nemmeno vi stupisce – visto che siamo in zona di bradisismi – venire a sapere che la Baia antica è oggi sommersa, protetta come parco marino a una profondità di cinque-sette metri. La potete toccare con mano soltanto se vi armate di respiratore, e andate a visitare ville e ninfei di venti secoli fa sotto la guida dei sub locali. Un’altra scelta, meno avventurosa, può essere l’escursione su un battello con il fondo trasparente: è come affacciarsi sulla città romana da una finestra attraverso l’acqua.

Stazioni dell’arte della Metropolitana di Napoli.

L’amministrazione comunale ha trasformato le semplici e poco attraenti fermate della Metropolitana di Napoli in luoghi affascinanti dove i cittadini possono incontrare l’arte contemporanea mentre usufruiscono del servizio pubblico. Gli spazi interni della Linea 1 e della Linea 6 accolgono circa 200 opere realizzate da 100 artisti contemporanei, trasformando ogni fermata metropolitana in un percorso espositivo aperto. Un museo distribuito sull’intera area urbana che permette al territorio di acquistare un nuovo valore e fama internazionale.

Nel 2012, la stazione Toledo fu eletta dal quotidiano The Daily Telegraph come “Stazione metro più bella d’Europa”, strappando il primo posto alla fermata Komsomolskaya della metro di Mosca. Riconosciuta anche la bellezza della fermata di Materdei che si posizionò al 13° posto della classifica.

Informazioni sulle visite guidate

Nel mese di luglio è partito “Metro Art Focus Tour“, il nuovo appuntamento per scoprire le stazioni dell’arte della rete metropolitana di Napoli. Le visite si fermano per agosto e nel mese di settembre arriverà una nuova programmazione. Per informazioni su visite e attività didattiche scrivere all’email infoarte@anm.it.

Vademecum comportamentale

Al fine di agevolare lo svolgimento della visita alle “stazioni dell’arte” e la contemporanea necessità di assicurare la regolare circolazione dei treni e dei passeggeri del servizio metropolitano, si devono osservare le seguenti regole:

  • Non è consentito sostare e/o intralciare la circolazione dei passeggeri ostruendo o limitando il passaggio lungo le vie di transito quali, varchi di accesso (tornelli), scale fisse, scale mobili, ascensori, tapis roulant, montascale, percorsi per ipovedenti, etc.
  • Non è consentito sostare e/o intralciare gli accessi a locali tecnici e/o ad attrezzature di emergenza.
  • E’ assolutamente vietato toccare le opere d’arte presenti in stazione
  • E’ assolutamente vietato appoggiarsi alle opere d’arte o appoggiare qualsiasi oggetto (zaini, borse, ombrelli, etc.) che potrebbe arrecare danni, sanzionabili ai sensi delle leggi vigenti in materia.
  • Non è consentito fare e divulgare fotografie e/o riprese audiovisive per usi diversi da fini privati, nel rispetto della normativa vigente in materia di tutela del diritto d’autore e della privacy.
  • E’ assolutamente vietato, ai fini della sicurezza della circolazione dei treni, usare il flash in caso di fotografie effettuate in banchina.

Si ricorda che l’accesso alle stazioni è consentito solo ai possessori di regolare titolo di viaggio.

Il Sentiero degli Dei: passeggiata sulla Costiera

La Campania offre diversi percorsi per gli amanti della natura e del trekking, cosparsi per tutto lo Regione e ognuno con le sue caratteristiche uniche ma sempre entusiasmanti. Tra i più belli vi è indubbiamente il Sentiero degli Dei. Soltanto leggere questo nome non ti evoca paesaggi mozzafiato e magici percorsi immersi in un territorio da favola? Il Sentiero degli Dei è esattamente così e ti permetterà di vivere la Costiera Amalfitana da un’angolazione originale e diversa, per un’esperienza di cammino rilassante e divertente.

Cos’è il Sentiero degli Dei?

Quello che ti proponiamo è un antichissimo e storico percorso che collega Agerola, un piccolo centro posizionato sui pendii che circondano la Costiera Amalfitana, a una frazione della bellissima Positano, Nocelle. Naturalmente il Sentiero degli Dei può essere vissuto in entrambi i sensi, ma se vuoi vivere in tranquillità quest’esperienza alla scoperta di natura e storia, ti consigliamo di compierlo in questa direzione, dall’alto verso il basso.

Il Sentiero degli Dei ha attraversato i secoli, dai fasti dell’Antica Grecia fino ad arrivare ai giorni nostri, ancora intatto, superando le intemperie atmosferiche e anche le mani dell’uomo, che non hanno osato modificare la sua bellezza. Il suo nome deriva da un’antica leggenda secondo cui le antiche divinità greche lo percorsero per andare in soccorso di Ulisse, caduto preda del canto delle sirene. La storia di questa strada naturale, però, parte da tempi ancora più antichi se si considera il gran numero di fossili marini che è possibile trovare e l’atmosfera ancestrale delle suggestive grotte presenti.

Anche Italo Calvino fu rapito dal Sentiero, tanto da elogiarne la bellezza in uno dei suoi componimenti: “Quella strada sospesa sul magico golfo delle “Sirene” solcato ancora oggi dalla memoria e dal mito”. Sono proprio queste parole, impresse su una targa in ceramica, che ti daranno il benvenuto e ti augureranno buon cammino quando partirai alla scoperta del Sentiero degli Dei.

I paesaggi del Percorso degli Dei lungo la Costiera Amalfitana

Se deciderai di lanciarti in questa affascinante avventura, per rimanere sulla retta via basterà seguire le indicazioni disseminate per il percorso. Il Sentiero degli Dei, infatti, è indicato da alcuni segnali in rosso e bianco con impresso il numero 02. Detto questo, basta avere la voglia di scoprire e una macchina fotografica per immortalarne le bellezze.

Il primo tratto che parte da Agerola è composto da una deliziosa discesa che conduce a una fontana, per una prima sosta rinfrescante. Qui avrai l’occasione di vedere anche una via alternativa che porta al sentiero. Sulla sinistra, infatti, si allunga una mulattiera che porta direttamente a Praiano, un punto di partenza differente ma con un percorso più difficile, adatto a camminatori esperti. Se te la senti di affrontare la lunga scalinata che compone questa via, sarai ricompensato dalla bellezza del Convento di San Domenico.

Sulla destra della fontana, invece, prosegue il Percorso degli Dei che assume caratteristiche differenti rispetto a quelle viste fino a questo punto. Se infatti nel primo tratto, semplice e riposante, hai incontrato pascoli con arbusti ed erba, puntellato da capre e pecore, ora diventa un po’ più tortuoso mentre ti addentri nella tipica macchia mediterranea.

Qui la natura, però, non offre solo difficoltà. Anche se il percorso sarà leggermente più impegnativo, potrai godere di una vista unica lungo il Vallone Grarelle, con un panorama vertiginoso. Dopo quest’ultimo brivido, giungerai a Nocelle, sul Monte Pertuso. Qui c’è a disposizione sia un autobus che una lunga scalinata di 1.500 scalini per arrivare ad Arienzo, dove a meno di un chilometro troverai la bellissima Positano. Se però hai ancora voglia di camminare verso una spiaggia incantevole, puoi affrontare qualche altro centinaio di scalini per scendere alla spiaggia di Arienzo, un’altra bellezza naturale.

Come arrivare al Sentiero degli Dei

Come abbiamo detto, ti consigliamo di partire da Agerola, ben collegata con Amalfi. Ci sono infatti diversi autobus che fermano a Bomerano, frazione della città ed effettivo punto di partenza. Dalla fermata ci sono molte indicazioni che ti porteranno al Sentiero. Sia che tu parta da Positano che da Sorrento, per arrivare dovrai prendere un autobus che ti porti fino ad Amalfi e poi cambiare.

Una volta arrivati a Positano, se hai necessità di tornare al punto di partenza, puoi prendere nuovamente l’autobus oppure, per un ritorno differente e rilassante, salire su uno dei molti traghetti. Dopo questa lunga e bellissima camminata, cosa c’è di meglio che farsi cullare dal moto e dal rumore del mare?

Se però hai deciso di intraprendere questo percorso con familiari e amici, all’interno di un gruppo, l’idea migliore può essere quella di affittare un trasporto privato. In questo modo, oltre a poter scegliere un servizio di solo andata piuttosto che andata e ritorno, vivrai lo spostamento con più relax.

Il Sentiero degli Dei è indubbiamente un’esperienza imperdibile.

Sul fiordo di Furore, la zip line con vista sulla Costiera Amalfitana

Lanciarsi nel vuoto, ben imbracati, per un volo d’angelo dalla montagna al mare.

Una emozionante zip line, che conduce dalla verdeggiante montagna al blu profondo del mare, in un viaggio tra brivido e meraviglia.

Un rapido ma emozionante viaggio, non via mare, come di consueto, bensì librandosi in aria. Un’avventura da brividi, di certo non per cuori pavidi, che consente di lanciarsi a volo d’angelo sulla spettacolare gola del Fiordo.

A patto di trovare il necessario coraggio, ci si ritroverà a volare dalle alture verdeggianti fino al mare della Costiera Amalfitana. Il tutto si svolge in totale sicurezza, anche se questa consapevolezza non porta di certo minori brividi lungo la schiena. Chiunque volesse provare avrà attorno al corpo un’apposita imbracatura, attaccata al lungo cavo in acciaio che mette in collegamento i due promontori.

La partenza è prevista presso Schiato, a Furore. In questa zona è possibile prendersi il proprio tempo prima di lanciarsi, andando alla scoperta della natura circostante, così come rilassandosi nell’area relax allestita a Punta Tavola, a Conca dei Marini.

Ci si ritrova a circa 100 metri d’altezza, lì dove il brivido incontra lo stupore, ammirando il verde intorno che si contrappone al blu profondo delle acque in lontananza. Un servizio che prevede anche una navetta, così da consentire a tutti di raggiungere l’area di lancio il più comodamente possibile. I più coraggiosi potranno inoltre lanciarsi nel vuoto anche di sera, per aggiungere suggestione a questo gesto da veri temerari.